Vertu, leader nel mercato della telefonia di lusso, aggiunge un tocco femminile e glamour al proprio smartphone touch screen, il Constellation, dando vita a Constellation Candy. servizi esclusivi dedicati al mondo fashion e lifestyle che ti permettono di vivere esperienze uniche come vivere una giornata VIP nella boutique di Stella McCarney a Londra o partecipare alle sfilate di Milano, NY e Parigi.
L’attenzione di Carlo Pignatelli, famosa azienda internazionale leader nella produzione di abiti e accessori da cerimonia, è sempre rivolta agli sposi ed è proprio per loro che è stata realizzata la nuova collezione fedi e gemelli 2012: una collezione di grande eleganza e raffinatezza che rispecchia perfettamente lo stile e il gusto inconfondibile di Carlo Pignatelli, testimone del fashion style italiano.

Il Fano Yacht Festival, il Salone Nautico dell’Adriatico, inaugurerà la sua ottava edizione il 10 Maggio esibendo fino al 13 maggio lo spettacolo esclusivo della Nautica Italiana con i principali brand del mercato: saranno ben 65 gli espositori con un parco espositivo di altrettante imbarcazioni di cui 55 in acqua con i principali marchi del mercato attuale tra nuovo e usato.
Dal 19 al 27 maggio Milano ospita la quarta edizione di “Milano Food Week”, promossa da Food Tank insieme agli organizzatori degli eventi in calendario, per una primavera molto gustosa per tutti gli appassionati di food e wine: una nove giorni ancora più ricchi rispetto alla scorsa edizione, che coinvolgeranno oltre 200 tra locali, ristoranti, bar, gelaterie, pasticcerie e food shop.
Forme femminili e moderne, linee innovative e dettagli ricercati sono le principali caratteristiche che contraddistinguono la nuova collezione A/I di Tod’s Donna, una collezione che esprime ai massimi livelli tutta la qualità del brand: le nuove proposte riguardano le scarpe, con modelli la cui lavorazione richiede una competenza impeccabile, le borse, dove esalteranno modelli completamenti inediti e le miky bag, caratterizzate da un design originale e innovativo.
| Il Laocoonte degli Uffizi |
| Posted in Mostre | Tuesday 24 November 2009 | |
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La copia cinquecentesca di Baccio Bandinelli è l'unica al naturale del più famoso gruppo scultoreo dell'antichità e l'unica scultura "moderna" della galleria fiorentina. Promessa al re di Francia, il Papa la volle a Firenze per la sua qualità. Pezzo di bravura e virtuosismo, eccelsa testimonianza del culto dell'Antico nel Rinascimento. La nuova ipotesi di Andrea Carandini sul punto di Roma dove il capolavoro antico fu ritrovato per caso . In preparazione degli agognati "Grandi Uffizi" (secondo le ultime notizie previsti entro il 2013), alla galleria si concludono e si fanno grandi restauri. Del Laocoonte di Baccio Bandinelli e dei due marmi copie antiche, l'Ercole in riposo detto Farnese (alto 151 cm) e il Cinghiale (alto 95 cm), che gli fanno compagnia alla testata nord del "terzo corridoio", completati dopo circa un anno di lavoro. Il Cinghiale, dall'"inconsueta minuzia analitica" dei denti, dei ciuffi di peli dentro le orecchie, è il modello del popolarissimo "Porcellino" fiorentino al Mercato Nuovo. Onore alla ripetuta generosità, i tre restauri (circa 160 mila euro circa) sono stati possibili grazie agli "Amici degli Uffizi" ed ai "Friends of Uffizi Gallery Inc.". Il restauro del Laocoonte di Baccio è stato anche occasione per Andrea Carandini di presentare una inedita ipotesi sul punto di Roma, finora non individuato, del ritrovamento casuale del Laocoonte antico, il 14 gennaio 1506.Un secondo intervento, appena partito, interessa uno dei "sancta sanctorum" degli Uffizi, la Tribuna, l'ottagono progettato nel 1584 dal Buontalenti per le tante curiosità collezionistiche di Francesco I de' Medici. La Tribuna si affaccia sul corridoio dell'ultimo piano. Poiché però questa è un'altra storia che durerà 22 mesi, fino al 30 giugno 2011, qui possiamo solo citare alcuni aspetti fondamentali. Si tratta di "uno degli interventi di restauro e riordino museale storicamente più importanti" degli Uffizi, ora diretti da Antonio Natali. L'aspetto attuale della Tribuna dura dal 1970. La Tribuna non potrà più essere visitata nel senso che i visitatori non potranno più mettere i piedi sul prezioso pavimento, un capolavoro del genere. Si potrà ammirare la Tribuna affacciandosi dalla porta sul corridoio e da quelle delle salette contigue, come "vista d'assieme". Le tavole di Bronzino, Pontormo, Rosso, Vasari ed altri maestri esposti nella Tribuna sono stati trasferiti nella sala 35 nel corridoio di fronte (la sala del Barocci e della pittura della Controriforma). Nei futuri "Grandi Uffizi" questi capolavori andranno al primo piano (pittura del Cinquecento). Come sarà la futura Tribuna? Non è possibile riportare i preziosi oggetti che Francesco I aveva riunito (oreficerie, rarità naturali, pietre dure incise o scolpite, bronzetti antichi e moderni, piccoli busti romani, placchette, oggetti in ogni caso rari) perché la storia li ha portati in altri musei fiorentini, o "i dipinti ritenuti più insigni delle collezioni". Ci saranno dipinti che evocano la "primitiva magnificenza" della Tribuna, ma non da ammirare col naso sulla pittura. Tutte opere entrate-uscite nei tanti allestimenti della Tribuna. L'appuntamento per la fine di questo discorso è un giorno determinato, appunto il 30 giugno 2011, non, come è regola in Italia, un mese, un trimestre, una stagione. Il Laocoonte di Bandinelli è l'unica copia al naturale in marmo del Laocoonte ellenistico, il gruppo di marmo bianco, alto 2,42 metri, pesante circa due tonnellate e mezzo, datato al I secolo avanti Cristo fra gli anni 40-20 (o anche alla fine del II-I secolo). Da quando, quel giorno di gennaio del 1506, fu scoperto a Roma grazie a una persona caduta in una buca apertasi all'improvviso in una vigna sul colle Oppio presso le terme di Tito, il Laocoonte è diventato il più celebre gruppo marmoreo dell'antichità. Che ogni artista doveva vedere, studiare, disegnare e tenere presente quando doveva rendere drammaticità, dolore, lotta, il soccombere ingiusto degli uomini agli dei. E "tuttora séguita a essere emblema di pathos, di forza, di languori, di lirica accorata". Raffigura il sacerdote troiano reso eterno dai versi di Virgilio nell'Eneide che aveva messo in guardia i troiani ("O ciechi, o folli,/ o sfortunati!"), contro il "cavallone" di legno lasciato dai greci suscitando le ire di Atena e Poseidone che avevano decretato la sconfitta di Troia. Per loro ordine due serpenti erano usciti dal mare, avevano avvolto, soffocato e morso Laocoonte e, a maggiore punizione, i due figli. Troia doveva cadere affinché Enea, figlio di Venere, potesse approdare su di una terra lontana, il Lazio, e i suoi discendenti fondare Roma. Quella scoperta sul colle Oppio mandò in fibrillazione Roma come l'arrivo di una "star" odierna. Dai cardinali al popolino, agli ambasciatori delle corti europee, agli emissari dei principi, era una processione continua al buco nella vigna. Giorno e notte che "lì pare el jubileo". Tutti i potenti avrebbero voluto acquistare quel pezzo. Ma papa Giulio II aveva mandato immediatamente Giuliano da Sangallo, l'architetto pontificio, e il trentunenne Michelangelo, lo scultore della "Pietà" (forse Giuliano arrivò con sulle spalle il figlioletto Francesco, fondamentale testimone 60 anni dopo). I due artisti subito identificarono il gruppo con quello di proprietà di Tito quando era ancora prefetto del pretorio (non generale come si dice), citato da Plinio il Vecchio che lo considerava pietra di paragone per tutte le sculture classiche e lo attribuiva agli scultori di Rodi Agesandro, Atanadoro e Polidoro. Il Papa realizzò subito il significato ideale di continuità fra quel capolavoro, l'impero romano, la Chiesa erede e continuatrice divina. Il Laocoonte arrivò in Vaticano, prima nel cortile del Belvedere poi nel cosiddetto "Cortile delle statue" (ora "Cortile ottagono" culla dei Musei Vaticani).
A Bartolomeo (Baccio) Bandinelli, il Vasari dedica una delle biografie più lunghe, più appassionate, più attente ai particolari fra le sue celeberrime "Vite". Come quando riferisce che "piccolo e fanciullo", per rispondere alla sfida di un pittore, da un gran cumulo di neve su una piazza di Firenze fece la "bozza" del gigante Marforio sdraiato. Baccio, nato nel 1487, era figlio del primo orefice di Firenze, Michelagnolo di Viviano da Gaiuole, artista e amico dei Medici che quando furono cacciati nel 1494 gli affidarono "molti argenti e dorerie e tutto fu da lui segretissimamente tenuto e fedelmente salvato fino al ritorno loro".
Amico di Leonardo che lo aveva elogiato in più di una occasione, per Baccio il Vasari non esita ad usare il termine "odio" nei confronti di Michelangelo, "come poi "fece vedere in tutta la sua vita". Vasari cita in particolare la vicenda nata dal cartone di Michelangelo per la battaglia di Cascina (mentre Leonardo era impegnato nel cartone della battaglia di Anghiari), tutti e due destinati ad affrescare la sala del Gran Consiglio in Palazzo Vecchio. Per l'"eccellenza" del disegno di Michelangelo "pieno di figure ignude" (che "aveva tolto molta riputazione" a Leonardo), "tutti gli artefici concorsero" a copiarlo. Iacopo Sansovino, Andrea del Sarto, il "Rosso ancor che giovane et Alfonso Barughetta spagnolo" (Alonso Berruquete) "con molti altri lodati artefici". E Baccio. E "non andò molto che egli trapassò a tutti innanzi" per come "dintornava, et ombrava, e finiva, e gl'ignudi intendeva meglio". Ma quando nel 1512 i Medici tornarono al potere, nei tumulti che ne seguirono, Baccio si introdusse in Palazzo Vecchio grazie a una copia della chiave e fece a pezzi il proprio cartone per ragioni mai chiarite. |
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