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Posted in Spettacoli | Wednesday 03 February 2010
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A Treviso si celebrano i cinquant’anni del film di Fellini
Presentazione del libro di Costa, proiezione del documentario di Mingozzi.
Dopo arrivarono i piedi nudi, le cravatte strette, le linee sfiancate per gli uomini. Dettagli di stile con i quali continuiamo a confrontarci anche oggi, a distanza di cinquant’anni esatti dall’apparizione di Anita Ekberg nella fontana di Trevi con accanto Marcello Mastroianni.
Oggi pomeriggio a partire dalle 16 nella sede di Design e Arti dello Iuav, a Treviso (via Achille Papa, 1, ingresso libero), per un pomeriggio si celebrerà la prima proiezione pubblica della Dolce vita, cinquant’anni fa a Roma. L’occasione è la pubblicazione di Federico Fellini. La dolce vita di Antonio Costa (edizioni Lindau, 18 euro, 216 pagine), professore padovano (e collaboratore del Corriere del Veneto). Durante l’incontro oltre al libro, che, come spiega Costa, «torna al film, perché mi piacerebbe che i ragazzi non si accontentassero solo di quei pochi spezzoni che si vedono in televisione, ma tornassero a vedere quello che è un classico», si vedrà anche il documentario Noi che abbiamo fatto la dolce vita di Gianfranco Mingozzi.
A condurre la discussione sulle «stile dolce vita» Maria Luisa Frisa, direttore del corso di Laurea in Design della Moda: «Fellini, in tutti i suoi film ha messo in scena la moda in modo libero e contemporaneo. Ha saputo produrre delle forme speciali, creare icone d’eleganza — spiega Frisa — una su tutte quella di Marcello Mastroianni, imbattibile. Nel suo abito maschile classico Mastroianni è l’uomo italiano elegante nella sua essenza assoluta ». Elegante e inarrivabile. Nel film, per chi non lo ricordasse, c’è anche un pezzetto di Veneto. Lo ricorda il professor Costa: «Il film ha imposto il termine "paparazzo" come fotografo d’assalto. Il personaggio è interpretato da Walter Santesso, grande attore e regista padovano scomparso lo scorso anno. La cosa curiosa è che parlava in veneto ma deve il suo nome o al nomignolo con cui a Pescara si definiscono le cozze o al personaggio calabrese di un romanzo inglese...».
fonte: corriere.it
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