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A Berna, nel cuore della Svizzera, una monumentale struttura avveniristica rende omaggio al genio di uno dei più grandi artisti del ventesimo secolo. Con oltre quattromila opere il polo espositivo supera i confini del museo tradizionale per porsi come un Centro internazionale di ricerca.
di Roberta Vanore
Un’opera d’arte per rendere omaggio all’arte. Quando la più sublime forma architettonica si sposa con l’espressione artistica il risultato non può che essere sorprendente. È il caso del "Zentrum Paul Klee" di Berna. L’avveniristica struttura, capolavoro dell’architettura contemporanea, è legata a due autorevoli nomi del Novecento: il poliedrico artista elvetico, Paul Klee, a cui è dedicato il complesso architettonico, e il rinomato architetto italiano Renzo Piano, autore del progetto dell’opera.
Sorto nel 2005 a Schöngrün, nella periferia orientale della capitale svizzera, il Centro non è un museo tradizionale bensì una piattaforma internazionale per lo studio e la conoscenza della vita e delle opere di Klee. Elegante, maestoso e dinamico, il complesso architettonico si integra perfettamente con la natura agreste del paesaggio: la sua struttura infatti è caratterizzata da tre futuristiche onde di metallo, simili a chiglie di navi capovolte, che emergono dal prato e richiamano l’aspetto delle tre colline circostanti.
Otto anni di realizzazione, undicimila tonnellate e oltre quaranta chilometri di vetro e acciaio saldato a mano, sedicimila metri quadrati di superficie e un costo complessivo di 110 milioni di franchi svizzeri sono i sorprendenti numeri che rendono il Zentrum una costruzione solenne e unica nella sua esclusiva bellezza. Con oltre quattromila opere - pari al quaranta per cento dell’intera produzione di Paul Klee (in tutto circa diecimila lavori) - l’edificio rappresenta una delle più vaste collezioni al mondo dedicate a un solo artista.
La poliedricità di Paul Klee si riflette nel Zentrum
Paul Klee (Münchenbuchsee, Berna, 1879 - Muralto, Locarno, 1940) è uno dei più significativi artisti della prima metà del ventesimo secolo: oggi un suo quadro vale oltre 7,5 milioni di euro. Benché sia nato e morto in Svizzera, l’artista ha assunto la cittadinanza tedesca del padre e ha vissuto a lungo in Germania. Durante il periodo nazista però lascia il territorio tedesco (dove la sua arte viene considerata "degenerata") per trasferirsi nella capitale svizzera, ma la tanto ambita cittadinanza elvetica gli viene concessa solamente postuma. Dopo oltre mezzo secolo, con la nascita del Zentrum, Berna si è finalmente fatta perdonare conferendo al talento del suo illustre cittadino un meritato tributo.
Sebbene l’arte pittorica costituisca il suo campo di lavoro privilegiato, Klee non è stato soltanto un pittore. Artista eclettico e poliedrico, figlio di musicisti (il padre era professore di musica al Conservatorio), Paul Klee è stato un eccellente violinista presso l’orchestra di Berna, un insegnante di pittura al Bauhaus e uno scrittore: i suoi "Diari" raccolgono riflessioni sulla sua concezione dell’arte intesa come contaminazione multidisciplinare. La sua produzione artistica infatti risente dell’influsso di letteratura, teatro, filosofia e scienza naturale. È la musica però ad aver maggiormente influenzato la sua particolare pittura, che appare proprio come una spettacolare sinfonia di linee e colori.
Le opere partorite dal genio kleeniano - intrise di una profonda carica poetica e caratterizzate da una molteplicità di linguaggi (ironico, lirico, sognante o cupamente ossessivo) - sfuggono da qualsiasi catalogazione: non sono una copia fedele del reale, ma nemmeno una pura astrazione. Per quanto infatti le sue creazioni possano sembrare surreali mantengono sempre un profondo legame con la realtà, indagata nei suoi aspetti più reconditi: sogni, incubi, fantasie inconsce e tutto ciò su cui avrebbe in seguito indagato la psicoanalisi.
Così come Paul Klee non è stato solamente un pittore, anche il Zentrum a lui dedicato non è solo un museo di quadri, bensì rispecchia la poliedricità dell’autore che celebra. Oltre alle mostre, permanenti e temporanee, il Centro ospita infatti anche un auditorium dedicato alla musica, adibito ai concerti e provvisto di un’orchestra sinfonica (la "Ensemble Paul Klee"). All’interno della struttura inoltre esistono sale per conferenze e congressi internazionali, un teatro, un’area relax (la "via dei musei"), saloni per seminari estivi e - in onore al Klee pedagogo - persino un museo per stimolare la creatività dei bambini ("Kindermuseum Creaviva").
Tra le opere si trovano celebri quadri, dipinti ad olio, acquarelli, disegni, schizzi e lavori giovanili, ma anche manoscritti, appunti legati al suo insegnamento, spartiti musicali e oggetti personali come la sua collezione di scienze naturali fatta di piante essiccate, pietre, minerali, conchiglie e gusci di lumaca; oltre alle marionette create da Klee per il figlio Felix e alcuni regali ricevuti da amici artisti come Vasily Kandinsky, Franz Marc e Alexej von Jawlensky.
Una genesi durata anni
L’idea di realizzare un museo interamente dedicato a Paul Klee è sorta dopo la morte di Felix Klee (1907-1990), unico figlio del pittore. Nel 1992 la vedova Livia Klêe-Meyer e suo figlio Alexander, nipote di Paul Klee, manifestarono alle autorità bernesi la loro disponibilità a donare gran parte della raccolta in loro possesso (circa duemila opere) a condizione che venisse realizzato un museo dedicato al grande artista.
Alle donazioni degli eredi si unirono poi quelle di amici e collezionisti privati; inoltre le opere di Klee presenti nella fondazione omonima (circa duemila e seicento) e nel Museo d’arte di Berna (biblioteca privata, archivio, utensili da lavoro, materiale fotografico e scritti autografi) vennero trasferite nel Centro, che, in questo modo, acquisì quasi la metà dell’intera produzione kleeniana.
Inizialmente il nuovo polo espositivo sarebbe dovuto sorgere nell’ex ginnasio di Berna dove Klee ha studiato, in seguito si pensò di costruire un nuovo immobile vicino al Museo già esistente. Nel 1998 però il medico ortopedico Maurice Müller e sua moglie Martha donarono trenta milioni di franchi e un terreno (del valore di altri dieci milioni) adiacente alla loro proprietà, a Schöngrün, nella periferia di Berna, vicino al cimitero in cui è sepolto Paul Klee. I Müller pretesero che il Zentrum sorgesse su quel terreno e vollero anche scegliere loro l’architetto, senza ricorrere a un concorso internazionale. Ne nacque una controversia con le autorità del Cantone di Berna, ma alla fine gli enti pubblici, viste le loro misere finanze, accettarono le condizioni dei Müller, i quali affidarono il progetto all’indiscusso talento creativo del celebre architetto italiano Renzo Piano (Genova, 1937).
Con oltre quarant’anni di onorata carriera, una laurea a honoris causa e numerosi premi vinti, tra cui il prestigioso Premio Pritzker del 1998, Piano ha una fama internazionale legata al prestigio di opere progettate in tutto il mondo: Italia, America, Francia, Germania, Grecia, Svezia, Olanda e persino Giappone e Australia. Il Zentrum di Berna, realizzato in otto anni, è stato inaugurato il 20 giugno 2005.
Una struttura avveniristica e supertecnologica
Il futuristico Zentrum Paul Klee è un’opera architettonica altamente all’avanguardia basata sulla tecnologia più avanzata, a partire dalle pareti della sala esposizioni, realizzate con pannelli calati dall’alto leggermente sollevati da terra. Ma è soprattutto l’illuminazione a sfruttare le tecniche più innovative. La facciata ovest dell’edificio, dove si trovano gli uffici e i servizi, è l’unica ad essere esposta alla luce naturale dei raggi del sole che entrano nelle stanze e vengono filtrati da particolari schermi traslucidi. A differenza dei musei tradizionali, il Centro Paul Klee non contempla la luce naturale negli spazi espositivi. I lavori esposti infatti - per lo più acquarelli e oli su carta - sono molto fragili e fotosensibili: i restauratori raccomandano valori tra i cinquanta e i cento lux (unità di misura dell’intensità luminosa). Per questo motivo il progettista ha fatto ricorso a particolari e sofisticate lampade a basso voltaggio ("Le Perroquet"), a sospensione o a binario, agganciate al soffitto tramite lunghi cavi.
Le delicate opere di Klee temono inoltre anche il calore e l’umidità. La temperatura viene quindi mantenuta costante tramite l’impiego di appositi filtri carbone e particolari sistemi di riscaldamento e ventilazione. I doppi vetri e l’ottimo isolamento termico di tetto e pareti riducono al minimo i consumi energetici ed evitano dispersioni termiche.
L’architettura del Centro associa quindi eleganza, magnificenza e funzionalità. Come spiega infatti Renzo Piano: «il lavoro dell’architetto oscilla tra arte e scienza, storia e geografia, estetica e tecnologia. Il risultato è qualcosa che la natura avrebbe voluto creare ma non l’ha fatto. Si tratta di una professione bellissima perché su questo piccolo pianeta dove tutto è già stato scoperto, il progetto di un’opera architettonica resta una delle più grandi avventure ancora possibili».
Zentrum Paul Klee
Monument im Fruchtland 3
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